Allegro ma non troppo: Moderato.


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É sorprendente come il valore delle parole possa cambiare nel corso dei decenni. Inutile dire che, soprattutto negli ultimi sessant'anni, questo processo è stato notevolmente influenzato dall'affermarsi dei nuovi mezzi di comunicazione, che hanno portato spesso ad una manipolazione quasi incontrollata della parola.
Poche settimane fa, mi è capitato di avere tra le mani un vecchio numero della rivista La Cucina Italiana, datato luglio 1958. Fin dalla sua fondazione (1929), questo periodico si proponeva non solo di far conoscere le ricette della tradizione italiana, ma anche di fornire suggerimenti per il mantenimento di un buon regime alimentare, accorgimenti per una cucina sana ed allo stesso tempo economica, nonché nozioni di galateo, racconti ed opinioni di lettori o personaggi famosi su vari argomenti, più o meno correlati alla gastronomia.
La mia attenzione è caduta sulle osservazioni di una lettrice che titola il suo articolo "Saper parlare"; curioso tema per una rivista di cucina, mi son detta.
Con mia sorpresa, nelle righe di apertura, la signora Elisa utilizza una parola che, proprio in queste settimane, sta rimbalzando dalla tv alla rete, in ogni tg e articolo di giornale: moderazione. Cui, conseguentemente, fanno riferimento coloro i quali si considerano moderati.
Un buon parlatore, sostiene l'autrice, deve essere moderato e capace di usare questo trucco, senza però far accorgere l'interlocutore. L'articolo presenta gli atteggiamenti più comuni di coloro che si credono a torto brillanti parlatori, ma che di fatto mancano completamente di moderazione.

Strano. Il “moderato medio” oggi sembra invece rispecchiarle tutte queste caratteristiche...





Sara

Le isole di Papillon





Les Iles du Salut sono tre isolette a largo della Guyana Francese dove pappagalli, scimmie ed iguana vivono una vita tranquilla. Tutt'al più si tolgono velocemente dai paraggi se qualche turista arrivato da lontano si avvicina troppo per fotografarli.

Gli edifici che un tempo sono stati caserme e prigioni si ergono ancora sotto il sole equatoriale sbiaditi, diroccati, ma con silenziosa imponenza. In qualche caso costruzioni più defilate, come il cimitero degli infanti o alcuni magazzini di pietra, sono avvolti dai cespugli o seminascosti dagli alberi.

Le tre Isole Royale, du Diable e St. Joseph furono infatti colonie penali francesi per criminali di cui la Metropole si voleva liberare. Criminali o supposti tali, se non altro personalità scomode come Alfred Dreyfus, il militare ebreo condannato di alto tradimento che sull’isola del Diavolo ci spese 9 anni mentre in patria Emile Zola a sua difesa scagliava il suo famoso J’accuse. Ma vi furono altri detenuti tra cui Henri Charrière, il cui libro autobiografico diventò negli anni ‘70 il celebre film Papillon con Steve McQueen e Dustin Hoffman

In questi luoghi la disperata routine propria di un campo di prigionia deve aver trovato un accordo particolare con l'indifferenza di una natura senza stagioni.

Walter me ne riporta le seguenti parole:

Sì, in certi posti come nelle tre isole della Guiana Francese, si fa presto a scordare che sono stati lager dove tagliavano le teste, senza troppi ripensamenti. Io le ho visitate tutte e tre quelle isole, con il kayak e anche a me hanno fatto le stesso effetto. Su una delle tre c'è pure l'Hilton hotel, dove la gente si preoccupa più della propria abbronzatura che di sentire gli spiriti del luogo, che senza dubbio sono numerosi. Stranamente luoghi così, una volta tristi come il lebbrosario di Curieuse alle Seychelles o i tanti lazzaretti, tra i quali ultimamente per me quello di Puerto Mahon alle Baleari, appaiono oggi idilliaci come se riscattassero i tempi in cui non lo erano. Che non esistano gli spiriti dei luoghi, cacciati forse dalla televisione o dalle orde dei turisti, io non ci credo. Mi piace invece pensare che i fantasmi abbiano trovato pace nella natura, così rigogliosa e che si rigenera in continuazione, ma che un animo sensibile e attento riesca ancora a percepirne la presenza tra le rovine e gli anfratti della costa. Spero che ti piaccia Curiapo.


Nicco.

A swarm of whales


Whales often move about in big groups, so that when you see one of them you should look around to find the other ones.  

Uno Sciame di Balene


Molto spesso le balene viaggiano in gruppi e quando se ne avvista una bisogna guardarsi intorno se ce ne siano altre.

Ecco chi risolverà il conflitto d’interesse.


L’Europa s’è tinta di rosso, il colore della nuova alleanza Finanz-kommunista. Alleanza evidente e che soltanto gli insipidi d’ingegno hanno potuto fare a meno di notare.

Ah la Borsa! Questa specie di gioco d’azzardo borghese ormai domato dalle redini del proletariato e che ora ha il nervo di pronunciarsi così palesemente all’ennesima possibile rielezione di un leader milionario.

Ma dov’è finite la democrazia? Non sono più i popoli in diritto di scegliere i propri capi? Non sono più le masse legittimate ad eleggere i propri Lukashenko con plebisciti del 98 % senza che qualcuno nei palazzi del potere storca superbamente il naso con il ghigno, a noi familiare, del primo della classe? Essendo, il leader bielorusso, un raro esempio di comunista “buono”, compatibile con le visioni liberali del nostro ex primo ministro.

Il Silvio è rimasto solo sulla scena internazionale, accerchiato da pecore dalla sinistra lana vermiglia. Ma noi lo difenderem, in nome della nostra libertà di scegliere.
In nome della nostra indipendenza, difenderemo lui e il suo conflitto d’interesse dallo slancio di cervo, capace di valicare l’arco alpino e far cascare le frontiere come incolori tessere di domino. Non servono miseri trattati a far passare la leadership manifesta, altro che Schengen miei cari!

Al conflitto d'interesse ci sono due soluzioni: o lo zampino dell'Europa colpita al cuore e al portafoglio dal piglio del settantaseienne self-made man, o Silvio stesso presidente a Bruxelles, primo ministro di fiamminghi e valloni, goti e ispanici, franchi e tiratori!

Paperblog: vale la pena?

Tutti coloro che aprono un blog o un sito web sono ansiosi di vederlo spiccare verso l’apice delle classifiche dei motori di ricerca. A questo fine, come spiegato nell’ABC della SEO, sono necessari dei link. Vengono così presi in considerazione gli aggregatori di blog, ma non tutti sono uguali. C’è quello che riporta qualche riga del post e poi rimanda subito al link, e quello che invece riporta tutto l’articolo parola per parola senza tralasciare nemmeno una foto. Tra questi c’è Paperblog, un aggregatore di blog internazionale che organizza attraverso una facile homepage migliaia di post in tempo reale a seconda dei campi d’interesse. Il portale è ben fatto, ci si muove subito con intuito e agli autori è dedicata una classifica giornaliera che può anche far piacere a chi venisse eletto. Ma...

Paperblog è sicuramente un aggregatore importante e funzionale a dare respiro al blog appena nato, a dargli link utili e anche a farlo conoscere. Però, in una fase successiva, può diventare un vero e proprio ostacolo dato che lo stesso post con due indirizzi diversi sicuramente non favorisce una buona valutazione da parte dei motori di ricerca. Un punto importante è poi la ricerca delle immagini, le foto pubblicate nel proprio blog le si possono ritrovare ai primi posti, ma con l’url che rimanda a Paperblog e non alla pagina originaria. Una raccomandazione? Usatelo con criterio, sino a quando credete possa esservi utile.

The Apple and the Priest

The priest

When one thinks of himself as an open-minded person, disappointment is always around the corner. In my case, the sight of a priest working very placidly on his Apple Notebook was something I could not expect.

An apple...




Far from my intentions making of this post the place where to excuse my narrow views on current times... but how to forget the fashion-side of this brand, a real “griffe” to show off in public occasions. And what a brand: an edenic apple already bitten by 
..and bum made of marble
Eva and maybe by Adam too!




It’s from this moment that men can see nudity,    O priest!

Siria, cronologia di una guerra civile.



Ogni giorno arrivano notizie dalla Siria, ma a questa tanto rapida quanto tragica serie di avvenimenti può non seguire una comprensione effettiva delle dinamiche che hanno portato alla situazione attuale. Nel tentativo di fare chiarezza in primo luogo a me stesso, ho fatto una ricerca annotando gli eventi che credo essere più significativi. La lista che segue è scarna, me ne rendo conto, ma può servire a figurarsi un quadro iniziale del conflitto in corso sino al novembre 2012.

Segnalo inoltre due pagine della BBC per approfondire la conoscenza dei leader dell'opposizione siriana e avere una cronologia più ampia del profilo della Siria dal 1918 sino ai giorni nostri.

  • Il 26 gennaio 2011 Hasan Ali Akleh si dà fuoco dopo essersi cosparso di benzina, secondo alcuni testimoni per protesta contro il governo Siriano. Ciò innesca una serie di manifestazioni di protesta contro il regime. La stessa sequenza di avvenimenti era già stata vista in Tunisia. 
  • Il 18 marzo 2011 è il Venerdì della Dignità. La protesta comincia ad assumere dimensioni importanti e ad accomunare molte città del Paese tra cui Damasco, Hama e Daraa. Quest'ultima diventa il centro principale della dissidenza anche per il malcontento di molti rifugiati dal nord in seguito ad un alluvione. La polizia usa la forza per disperdere i manifestanti impiegando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili. Si contano decine di morti e Human Right Watch riporta l'esistenza di 27 centri di tortura. 
  • Nell'aprile 2011 il governo sembra concedere qualche riforma e soprattutto ritira dopo 50 anni lo Stato di Emergenza che giustificava l'uso di arresti arbitrari. Allo stesso tempo Assad etichetta l'opposizione come un gruppo armato di terroristi e restringe fortemente l'accesso a internet e ai mezzi di comunicazione. 
  • Da quando nella primavera 2011 viene dato esplicitamente l'ordine di sparare ai manifestanti, molti soldati di rifiutano di eseguire l'ordine e disertano. Molti di loro vengono giustiziati sommariamente, ma con il progredire della rivolta si registra l'abbandono del esercito regolare anche da parte di ufficiali. 
  • Molte città vengono assediate dall'esercito. Il 30 giugno scoppia la rivolta ad Aleppo, “il vulcano di Aleppo”. Il 31 luglio il Massacro di Ramadan porta alla morte di più 140 persone e centinaia di feriti. 
  • A fine luglio 2011 nasce il Free Syrian Army (FSA), composto da ex ufficiali dell'esercito e volontari. Da ottobre 2011 il FSA avrà il sostegno della vicina Turchia 
  • Sempre nel luglio 2011, Assad destituisce il governatore della provincia di Hama dopo essersi verificate grandi manifestazioni anti-regime e invia truppe armate nella regione. 
  • A fine agosto 2011 nasce il Syrian National Council (SNC) che dalla Turchia cercherà di organizzare l'opposizione lungo un fronte comune. 
  • Il 12 novembre 2011 la Lega Araba sospende la Siria che continuerà a rimanerne esclusa dopo il ritiro di una commissione inviata a monitorare le violenze nel gennaio 2012. 
  • Il 12 aprile 2012, a seguito di un piano di pace di Kofi Annan, il Governo Siriano e il FSA si accordano su un periodo di tregua con la mediazione delle Nazioni Unite. Il patto però non è mantenuto e se ne riportano violazioni da entrambe le parti. Le nazioni Unite si ritirano e Annan rinuncia al suo piano ad inizio Agosto 
  • Giugno 2012, la protesta contagia Damasco e Aleppo, le due maggiori città che sino ad allora avevano vissuto tranquille e il governo considerava come sue roccaforti. 
  • Il 22 giugno un aereo militare Turco viene abbattuto sopra le acque territoriali siriane. La Turchia è amareggiata, ma un accidentale invasione dello spazio aereo viene smentita dalle basi Americane. 
  • 18 luglio 2012, l'attuale e il precedente ministro della Difesa vengono uccisi assieme al cognato del presidente Assad. É la prima volta che vengono colpite cariche così alte del governo. 
  • Il 19 luglio 2012, Russia e Cina pongono il veto su sanzioni proposte dalle Nazioni Unite. La rete internazionale è divisa sulla questione Siriana. 
  • Il 3 ottobre 2012 ci sono delle tensioni al confine tra Siria e Turchia presso la città di Akçakale che costano la vita a 5 civili turchi. La Turchia chiama in causa la Nato che condanna l'episodio duramente. In seguito il governo Siriano porgerà le condoglianze al popolo turco. 
  • Ottobre 2012, il comitato internazionale della Croce Rossa dichiara il conflitto come non-internazionale. Si legge guerra civile. 
  • A fine ottobre 2012, il governo siriano dichiara di voler rinunciare alle operazioni militari durante la īd al-aḍḥā , "festa del sacrificio" , ma nondimeno si dice pronto a rispondere ad ogni offensiva. La tregua non viene accettata da tutti i gruppi di opposizione e gli scontri continuano. 
  • A novembre 2012 si intensificano i bombardamenti su Damasco da parte dell’esercito regolare mentre I ribelli ottengono conquiste significative nel nord del Paese. Il fronte dei ribelli sembra potersi unire sotto la nuova Siryan Opposition Coalition. 

Questo post è da considerare come continuazione di Siria, prima del conflitto, pubblicato precedentemente.

Nicco

Siria, prima del conflitto


La guerra in corso in Siria ha avuto origine nelle proteste dilagate nel mondo arabo a partire dal dicembre 2010. L'insieme dei moti che vennero successivamente accomunati nella “Primavera Araba” portò alla caduta di numerosi regimi a cominciare dalla Tunisia, ma ciò che all'inizio sembrava essere un fenomeno di fulmineo cambiamento, rallentò la propria spinta di fronte alla forza militare di dittature al potere da decenni come in Egitto e in Libia, paese quest'ultimo dove si scatenò un sanguinoso conflitto.

In Siria, dove ancora non è avvenuto nessun rovesciamento di potere, il partito Bat'ha è in forza dal 1963 a seguito di un colpo di stato. Dopo una serie di contrapposizioni interne che portarono alla destituzione in più occasioni dei vertici del partito, il ministro della Difesa Hafez Al-Assad, padre del attuale dittatore, ne divenne presidente nel 1970. Egli seppe ben presto sbarazzarsi di ogni antagonismo interno e a fondare una leadership basata sul culto della personalità. I siriani non ebbero più diritto a normali elezioni e la scelta del presidente poteva avvenire soltanto tramite referendum senza la presenza di altri candidati.

Nel 1963 venne inoltre dichiarato lo Stato di Emergenza per il perpetuo stato di Guerra nei confronti di Israele, ma di fatto questo ha autorizzato l'attuazione di leggi speciali ad appannaggio delle forze di polizia autorizzando arresti arbitrari e uso spregiudicato della forza.

Ogni forma di opposizione incontrò così una durissima repressione e i tentativi d'insurrezione vennero sedati nel sangue, come successe ad Hama nel 1982 quando la comunità sunnita diede atto ad una rivolta. I sunniti del resto sono il ceppo islamico di maggioranza in Siria, mentre la famiglia Assad appartiene alla minoranza Alauita che fa riferimento agli sciiti e comprende circa il 12% della popolazione. Con gli Assad al potere gli Alauiti detengono gli incarichi chiave nei servizi di sicurezza. Le altre minoranze, soprattutto quelle etniche, hanno vissuto al contrario una politica di emarginazione e sono state considerate straniere all'interno del paese.

Nel 2000 l'attuale presidente Bashar al-Assad succedette al padre grazie ad un emendamento alla costituzione che abbassò l'età necessaria a ricoprire tale carica da 40 a 34 anni. Malgrado questa forzatura, la successione sollevò molte speranze e con la “Primavera di Damasco” nacquero circoli politici che in breve tempo portarono alla nascita di un vero movimento per la democrazia. Il tutto venne stroncato nell'agosto 2001 quando i leader principali vennero arrestati e imprigionati.

Altri tentativi da parte dell'opposizione di costruire un movimento efficace si dimostrarono troppo deboli rispetto al regime, almeno sino alla già citata Primavera Araba quando la popolazione civile si riversò in piazza con numeri e continuità senza precedenti. A seguito delle proteste Assad fu costretto a fare qualche concessione e nell'aprile 2011 venne finalmente ritirato lo stato di emergenza e a 120.000 curdi fu riconosciuta la cittadinanza. Ma se da un lato il governo accettava qualche richiesta, dall'altro mise in atto un'opera di propaganda mirata a far passare le opposizioni come dei terroristi e ordinò all'esercito di far fuoco sui contestatori.

Da allora si è assistito a una crescente defezione di militari che, unendosi a gruppi di volontari, hanno reso la rivolta sempre più organizzata e armata senza però risolversi in un fronte comune. Almeno sino a inizio novembre 2012, quando la formazione della Syrian Opposition Coalition, legittimata proprio in queste ore dall’Unione Europea, sembra poter unire le forze dei gruppi d’opposizione.

Mille papaveri rossi: il Poppy Appeal e altre storie dall'Inghilterra.


Dopo una lunga e luminosa estate passata in Italia, cosa che da un paio d'anni non mi succedeva, a metà ottobre sono ritornata a Cambridge, in Inghilterra.
Giusto in tempo per la morta stagione.
Non ho fatto in tempo a scendere dall'aereo, infatti, che già mi era stato fatto presente che Halloween era alle porte. Pochi giorni dopo, nella casa che ora sto dividendo con altre cinque persone, cominciarono a spuntare scheletrini fluorescenti e finti ragni di ogni colore e dimensione da ogni angolo, mentre due grosse zucche, pronte per essere intagliate, dominavano il living room.

A distanza di nemmeno una settimana da Halloween, in Inghilterra si preparano le celebrazioni del 5 novembre in ricordo del cosiddetto Gunpowder Plot (ovvero "Congiura della polvere da sparo"). L'episodio data al 1605, quando un gruppo di cattolici, capeggiati da Robert Catesby, organizzarono una congiura contro Giacomo I, sovrano protestante; il loro piano era quello di far esplodere la House of Parliament e con essa il re e gran parte dell'aristocrazia protestante. I cospiratori vennero però scoperti e l'attentato sventato. In particolare però, ciò che viene ricordato ogni 5 di novembre riguarda Guy Fawkes, che del gruppo era colui che si occupava degli esplosivi, e che –si dice– venne scoperto con 36 barili di polvere da sparo.
Ogni anno quindi si celebra il mancato attentato, il fatto che il re non saltò in aria e che gli attentatori vennero scovati in tempo. Scovati, arrestati, processati e condannati ad essere hanged, drawn and quartered ovvero –letteralmente– impiccati, sventrati e squartati; un'atroce forma di pena capitale per gli uomini, che risaliva all'epoca medievale. Il condannato veniva appunto impiccato, ma non fino alla morte, quindi rianimato e sventrato vivo; le viscere gli venivano bruciate davanti così, nel caso egli fosse disgraziatamente ancora cosciente, poteva assistere allo spettacolo, prima di essere squartato.
Si narra che Fawkes, tuttavia, riuscì ad avere una sua piccola rivincita, saltando dalla forca e quindi morendo risparmiandosi un'ulteriore terribile agonia. Nonostante ciò, il suo corpo venne comunque straziato e le sue parti esposte pubblicamente come monito per chi pensasse di voler tradire la corona in futuro.
Ogni 5 novembre si festeggia con uno spettacolo di fuochi artificiali seguito dall'accensione di un grande falò, durante il quale si bruciano pupazzi raffiguranti Guy Fawkes e si recitano filastrocche che ricordano l'evento. Curiosamente, questa celebrazione assomiglia molto ad altri rituali, appartenenti alla tradizione pagana e poi molto spesso rivisitati in chiave religiosa, che ricorrono più o meno nello stesso periodo (tra i quali, appunto, anche Halloween). Tutti rituali legati alla chiusura del raccolti nei campi e all'inizio dell'inverno, i cui spiriti portatori di morte e sterilità si tentava di allontanare con dei fuochi ed altri riti scaramantici.

Subito dopo aver fatto giustizia sullo sventurato Fawkes, l'Inghilterra ricorda episodi più vicini nel tempo e si prepara a commemorare i soldati morti durante le guerre mondiali. Con dei papaveri.
Chiunque nei giorni precedenti l'11 di novembre, giornata della commemorazione, sfoggia un bel papavero di carta pesta puntato sul petto, preferibilmente sulla sinistra, vicino al cuore. La scelta di questo simbolo fa riferimento ai versi di In Flanders Fields, poesia scritta dal colonnello canadese John McCrae nel 1915, mentre si trovava a combattere sul fronte franco-belga. Il militare descrive i campi di battaglia cosparsi di sangue dove, tra croce e croce ondeggiavano i papaveri.*

I Remembrance poppies (papaveri della commemorazione) vengono venduti dalla Royal British Legion, la principale organizzazione di beneficenza a supporto di coloro che prestarono e prestano servizio alla nazione e dei loro famigliari. Oggi più che mai è raccomandabile per tutti coloro che ricoprono cariche pubbliche, così come per chi lavora nel mondo della spettacolo, che si porti il poppy. Un'usanza che è ormai diventata una vera e propria moda, cui purtroppo sono legati anche forti pregiudizi. La mancata osservanza di questa “regola”, infatti, scatena immancabilmente furiose polemiche che non fanno altro che mettere in ombra il significato originario di questo simbolo, trasformando tutto in potentissimo showbusiness, contro cui però nessun fuoco né rito scaramantico può nulla.

Manca qualcosa? Un poster della Royal British Legion per la campagna 2012 (fonte:  www.britishlegion.org)

Un'immagine dalla cerimonia d'apertura della Poppy Appeal Campaign 2012, lo scorso ottobre (fonte: www.guardian.co.uk)



                                                                                                                                              Sara

*Il riferimento ai papaveri che vegliano sui corpi dei soldati nei campi di battaglia, ci è noto ovviamente anche grazie a La guerra di Piero di Fabrizio De André.

USA 2012: il voto delle donne e la Planned Parenthood

Il voto delle americane è stato più che mai determinante nelle ultime elezioni per la presidenza USA. Dati alla mano, con il 55% di voti per Obama contro il 43% di Romney tra l’elettorato femminile, lo scarto di 12 punti assume un profondo significato visto l'altissimo afflusso di donne ai seggi elettorali. Margine che cresce vertiginosamente tra le donne non sposate: ben il 38 % in più a favore del presidente rieletto.

Verrebbe da dire che a determinare una scelta così decisa tra le donne americane siano state soprattutto le idee su aborto e controllo delle nascite di cui i Repubblicani si fanno portabandiera, ma che anche chi è disposto a credere ciecamente a teorie creazionistiche sembra cominciare a considerare fuori dal tempo. Ciò è probabilmente reso possibile anche per il tatto con cui alcuni esponenti della destra americana sono disposti a discutere di certi argomenti. Il candidato repubblicano al senato dell'Indiana, Richard Murdock, si è spinto a dire in un dibattito televisivo che una gravidanza a seguito di uno stupro è qualcosa che Dio ha voluto succedesse. Frasi su cui lo stesso Mitt Romney si è dovuto dissociare.

Allo stesso tempo, l'aspetto economico non è stato affatto di secondaria importanza. Le donne non sposate infatti, sono molto spesso a capo di nuclei familiari con bambini e anziani a proprio carico, ed è su questo punto che l'argomento politico dei diritti si affianca alla “sopravvivenza”.

Nella sua campagna elettorale Mitt Romney ha detto di volersi sbarazzare della Planned Parenthood, un ente che si occupa della salute sessuale delle donne offrendo servizi medici a prezzi accessibili e assistenza sanitaria pediatrica. Un'istituzione fondamentale al mantenimento delle famiglie sulle spalle di donne sole, soprattutto in tempi di crisi e senza dimenticare che due terzi dei lavoratori al minimo salariale negli Stati Uniti sono appunto di sesso femminile.

Se da un lato le ultime elezioni hanno segnatamente chiarito come certi diritti non siano più negoziabili, e una nuova generazione di donne sembra aver ribadito con convinzione le richieste delle proprie madri, una più accentuata vulnerabilità economica ha accomunato elettrici di tutte le età dando al voto dello scorso 6 novembre la risonanza di un pugno sbattuto sul tavolo.